C’era una volta il “lento”

Mentre ero in macchina oggi mi è capitato di riascoltare dopo tanto tempo “Angie” dei Rolling Stones e la mente è tornata indietro nel tempo (non di troppo, comunque!) a quando questa canzone era uno dei lenti più romantici e più gettonati che si ballavano alle feste e in discoteca. E mentre ripensavo alle mie emozioni di adolescente che alle feste aspettava il fatidico momento dei lenti per essere invitata dal ragazzo che in quel momento mi piaceva e provare l’emozione di stringermi a lui in un tenero abbraccio (e magari ci scappava anche il tanto atteso primo bacio!), con tristezza pensavo a mia figlia adolescente e ai suoi coetanei che, non solo non ci pensano proprio a ballare i lenti, ma che riescono a comunicare (e neanche tanto intimamente) solo dietro a uno schermo. Non si telefonano neppure per il piacere di raccontarsi come hanno passato la giornata, del ragazzo o della ragazza che piace e con il/la quale magari hanno incrociato lo sguardo, della lite con l’amica o amico o con la madre/padre/fratello o sorella.

Allora voglio fare un appello: rimettiamo i lenti in discoteca e alle feste! Non per i lenti in sé, ma per quello che rappresentano. Ed ecco qui almeno 6 buone ragioni per istituire nuovamente il tanto famigerato “ballo del mattone”.

  1. Il ballo lento rappresenta un’occasione per avere un contatto fisico con il ragazzo (o la ragazza) a cui si è interessati. È un contatto poco impegnativo, sicuramente molto meno impegnativo rispetto ai contatti esplorativi e senza tanti preamboli a cui si dedicano senza molto senso del pudore gli adolescenti di oggi, anche con chi hanno appena conosciuto.
  2. Il ballo lento è un’occasione per parlare e sapere qualcosa di più del ragazzo (o ragazza) a cui si è interessati. La vicinanza consente di intrattenere una normale conversazione senza urlare per riuscire a farsi sentire a causa della musica assordante.
  3. Il ballo lento consente di valutare il grado di interesse dell’altro (o dell’altra) nei nostri confronti. La distanza a cui si balla è la misura di quanto ci si piace: se si sta lontani forse l’interesse è poco oppure è questione di timidezza. Questo lo si capisce poi se, durante il ballo, questa distanza si accorcia e diventa così ridotta da poterne approfittare per accarezzare i capelli dell’altra (o dell’altro, perché non sta scritto da nessuna parte che deve essere per forza il ragazzo a fare il primo passo, no?), per sfiorare con le labbra il collo del/la partner o addirittura per scambiarsi un bacio. Wow, che belle emozioni!!!
  4. Il ballo lento consente di testare le proprie strategie di conquista con un certo margine di sicurezza. Quando parte il primo lento, bisogna trovare la posizione strategica per farsi vedere dall’altro/a e fargli/le capire che non dispiacerebbe affatto lanciarsi in un lento con lui/lei. Qui entrano in gioco sguardi e sorrisi che comunicano, appunto, la propria disponibilità. In questo campo è maestro Massimo Troisi in “Non ci resta che piangere” di cui allego il video per una dimostrazione pratica di cosa intendo.
  5. Il ballo lento è un’occasione per conoscere gente nuova. Se va male e lui o lei non mostra interesse a ballare con noi, si può sempre ballare con qualcun altro, magari una persona nuova. In questo caso vale quanto detto al punto 2.
  6. Ciò che accade durante il ballo lento diventa un eccellente argomento di conversazione con gli amici o le amiche. Essendo rigoroso il racconto con dovizia di particolari, diventa anche un ottimo esercizio per migliorare la propria arte oratoria: chi ascolta deve poter provare esattamente ciò che ha provato il diretto interessato (o diretta interessata, naturalmente). Dovendo descrivere nei dettagli l’esperienza fatta e dovendo trasmettere le emozioni provate…..

SI IMPARA A COMUNICARE Più PROFONDAMENTE, CON EMPATIA E CONCENTRANDOSI SU CHI PARLA E NON SU UNO SCHERMO!

Allora, se volete unirvi a me in questo appello per istituire nuovamente i balli lenti alle feste e in discoteca, mettete la vostra firma qui sotto seguita da un commento e condividete questo articolo su Facebook e Twitter e sui vostri social network preferiti.

Alle belle emozioni

3 comments to C’era una volta il “lento”

  • Angelo Del Treste

    Mi sembrano ci siano spunti interessanti su cui riflettere.. e riandare – ahimè – indietro nel tempo. Non dico fino a 1492, ma mezzo secolo fa sì, dal punto di vista oggettivo, di qualche secolo sotto l’aspetto soggettivo. Ad esempio, per le chiacchiere al bar di base che ne venivano fuori, chi voleva sapere, chi faceva il vago, chi cambiva bruscamente discorso, accendendo ancora di più la curiosità degli altri.. Mi riferisco ai maschietti, quelli per cui era molto più importante parlare e suscitare invidia che ottenere successi veri.. Etc, etc – ADT

    • Belle memorie ha suscitato questo articolo, vero? E dal tuo commento capisco che sei d’accordo con me che anche i lenti contribuivano a stimolare la conversazione!!!!

  • Letizia

    …che ricordi di altri tempi…dopo aver ballato un lento con la persona che ti interessava, la notte stringevi il cuscino e sentivi ancora il suo profumo, il suo respiro…e continuavi a sognare…come era romantico…!!!

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